Rivoluzione americana: le tasse aumentano, la rappresentanza no

Per molto tempo la situazione spiegata nell’articolo precedente fu accettata dagli Americani, anche perchè rispettavano ben poco i divieti commerciali ed esercitavano il contrabbando*, che era tollerato dagli stessi governatori.

Dal 1763 la situazione, però, iniziò a cambiere rotta. L’Inghilterra, infatti, aveva accumulato troppi debiti pubblici a causa delle spese militari, a loro volta causate dalle innumerevoli guerre che l’Inghilterra doveva sostenere e, quindi, combattere. Per poter pagare gli enormi debiti, gli inglesi, decisero di aumentare le tasse alle tredici colonie americane.  I loro abitanti si ribellarono, anche per il motivo che ciò andava contro una delle leggi degli stessi inglesi, che prevedeva il principio “niente tasse senza rappresentanza“. Le colonie non erano rappresentate nel parlamento londinese e, quindi, questo non poteva imporgli nessuna tassa. I coloni  accettarono ad una condizione: in “cambio” dell’aumento delle tasse dovevano poter eleggere il rappresentante al parlamento inglese: se i doveri aumentavano, dovevano aumentare anche i diritti.

* contrabbando: il commercio illegale con altre nazioni.

Alessio Spetale

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